Insieme, per cambiare Pisa

Il 28 e 29 maggio a Pisa c’è il ballottaggio per scegliere il nuovo sindaco: noi sosteniamo Paolo Martinelli.

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2 days ago

CONGIUNTURA ECONOMICA PISANA:
IN ASCOLTO DELLE IMPRESE PISANE, TRA INSTABILITÀ E TIMORI.
Paolo Martinelli, capogruppo La Città delle Persone - Pisa: “PISA FACCIA SQUADRA PER UN RILANCIO SU TRANSIZIONE ENERGETICA E MOBILITA’ SOSTENIBILE.”

Venerdì la terza commissione consiliare del Comune di Pisa si è confrontata con l’Unione Industriale Pisana in merito al contesto economico e produttivo e al suo andamento.
Tra i dati provinciali presentati di fine anno, nel raffronto dal 2019 al 2025, emerge un quadro chiaro relativamente alla produzione industriale, all’export delle imprese, alla situazione della cassa integrazione su dati inps e dell’occupazione su dati istat.

I dati rivelano un tessuto che stenta a rilanciarsi, riflettendo un’alternanza tra shock esterni, dovuti prima alla pandemia poi alle incertezze geopolitiche globali e alle guerre, e fasi di ripresa. Purtroppo i trend più recenti registrano negli ultimi tre anni un calo della produzione industriale derivante anche da fattori strutturali di rallentamento che dipendono oltre che all’instabilità dei mercati, dall’andamento demografico e dall’affermarsi di nuovi modelli di consumo differenti dalle manifatture tradizionali di cui il nostro tessuto economico si compone.

Sul fronte dell’export manifatturiero, Pisa non solo non riesce a spingere il treno della ripresa Toscana (che dal 2019 al 2025 registra +78% nonostante il primo calo pandemico), ma neanche a montare in carrozza, caratterizzandosi invece su un piano di stabilità che registra nello stesso intervallo un +10% trainato dal settore farmaceutico e da altri piccoli comparti. Un dato che sconta l’assenza di alcuni settori trainanti presenti in altre province toscane, ancora un basso livello di export del prodotto (cca il 30%), e la contrazione di settori tradizionali come moda e mezzi di trasporto col calo in particolare delle esportazioni verso Germania, Francia e USA.

Aumenta la cassa integrazione, con la "Ordinaria" che dopo l’esplosione della pandemia ha continuato comunque a registrare, seppur in misura minore, dati significativi fino al 2024, lasciando poi spazio alla "Straordinaria" che segna il passo di un aggravio di alcune situazioni. L’occupazione pisana invece rimane sostanzialmente stabile proprio per il cordone di protezione degli ammortizzatori sociali messo in campo.

Dalla commissione è emerso in modo chiaro il timore delle imprese per l’incertezza congiunturale dovuta all'instabilità ed alle guerre, oltre che l’aumento del costo dell’energia che peggiora la competitività dell’export pisano, già gravato sui mercati rispetto agli altri paesi. Il cambio continuo degli scenari e la loro instabilità, inoltre, stanno portando ad affrontare la crisi senza la possibilità di tempi e certezze per predisporre strategie di ricollocazione sui mercati, col rischio ed i timori che comportano affrontare il presente giorno per giorno.

In questo scenario permane la continua, ed al momento inascoltata, richiesta delle imprese sullo sviluppo delle infrastrutture necessarie a collegare Pisa e la costa al centro della Toscana e sulla linea tirrenica, oltre che la consapevolezza dell’importanza di proseguire un rapporto quotidiano di collaborazione e dialogo con le università pisane per avvicinare lavoro e innovazione, formazione ed occupazione.

Pur consapevole delle difficoltà del momento, e forse proprio per questo, mi chiedo se non sia opportuno anche un rilancio fattivo di tutti i soggetti interessati, dalle istituzioni locali ed universitarie, alle imprese fin’anche al terzo settore, per la promozione di iniziative concrete e fattive volte ad una transizione economica ed energetica che permetta di sperimentare nuove opportunità di trasformazione verso un’economia che fa della sostenibilità un valore aggiunto di mercato.
L’obiettivo diventerebbe quello di ritagliare per Pisa, nel contesto europeo, un ruolo virtuoso che tenti di rilanciare il tessuto economico pisano secondo un modello di emancipazione dalla dipendenza dei combustibili fossili, dall’oscillazione dei prezzi speculativi e dalla loro collocazione, attraverso la produzione e l’autoconsumo di energia rinnovabile.

L'intuizione di stringere un patto territoriale largo sulla sostenibilità qualche anno fa ci fu, e partì a Pisa proprio dagli industriali pisani, co-promuovendo la rete territoriale di ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) con l’obiettivo di fare sistema tra istituzioni, imprese e terzo settore per la progressione negli obiettivi dell’agenda 2030 dell’Onu, anche alla luce della strada tracciata dall’Ue in tema di transizione economica ed energetica.
Oggi il lavoro di alcune imprese si concentra su bilanci di sostenibilità, certificazioni per la parità di genere e sulla prossima introduzione relativa alla trasparenza retributiva.

Sebbene la congiuntura non aiuti e l’Europa dopo la strada tracciata inizi a sussultare, e forse proprio per questo, credo che il tempo sia maturo per spingere su trasformazione e riconversione energetica.
Chissà che Pisa con i suoi saperi e competenze, creatività e potenziale relazionale, non possa arrestare per il nostro territorio un arretramento ed invertire culturalmente la rotta.

Anche il Comune di Pisa deve fare la propria parte. A partire dal condividere il confronto sull’utilizzo dei primi 9 milioni di euro di fondi ministeriali che arriveranno in città e destinati alla mobilità, per rimediare all’infrazione sulla qualità dell’aria in città che da decreto risulta scadente.

Sarebbe un primo grande banco di prova, quale opportunità collettiva di investimento per il sistema pisano per mettere a sistema, connettere e riunire allo stesso tavoli fare, saperi e prossimità.
Abbiamo bisogno di lungimiranza.
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CONGIUNTURA ECONOMICA PISANA: 
IN ASCOLTO DELLE IMPRESE PISANE, TRA INSTABILITÀ E TIMORI. 
Paolo Martinelli, capogruppo La Città delle Persone - Pisa: “PISA FACCIA SQUADRA PER UN RILANCIO SU TRANSIZIONE ENERGETICA E MOBILITA’ SOSTENIBILE.”

Venerdì la terza commissione consiliare del Comune di Pisa si è confrontata con l’Unione Industriale Pisana in merito al contesto economico e produttivo e al suo andamento.
Tra i dati provinciali presentati di fine anno, nel raffronto dal 2019 al 2025, emerge un quadro chiaro relativamente alla produzione industriale, all’export delle imprese, alla situazione della cassa integrazione su dati inps e dell’occupazione su dati istat.

I dati rivelano un tessuto che stenta a rilanciarsi, riflettendo un’alternanza tra shock esterni, dovuti prima alla pandemia poi alle incertezze geopolitiche globali e alle guerre, e fasi di ripresa. Purtroppo i trend più recenti registrano negli ultimi tre anni un calo della produzione industriale derivante anche da fattori strutturali di rallentamento che dipendono oltre che all’instabilità dei mercati, dall’andamento demografico e dall’affermarsi di nuovi modelli di consumo differenti dalle manifatture tradizionali di cui il nostro tessuto economico si compone.

Sul fronte dell’export manifatturiero, Pisa non solo non riesce a spingere il treno della ripresa Toscana (che dal 2019 al 2025 registra +78% nonostante il primo calo pandemico), ma neanche a montare in carrozza, caratterizzandosi invece su un piano di stabilità che registra nello stesso intervallo un +10% trainato dal settore farmaceutico e da altri piccoli comparti. Un dato che sconta l’assenza di alcuni settori trainanti presenti in altre province toscane, ancora un basso livello di export del prodotto (cca il 30%), e la contrazione di settori tradizionali come moda e mezzi di trasporto col calo in particolare delle esportazioni verso Germania, Francia e USA. 

Aumenta la cassa integrazione, con la Ordinaria che dopo l’esplosione della pandemia ha continuato comunque a registrare, seppur in misura minore, dati significativi fino al 2024, lasciando poi spazio alla Straordinaria che segna il passo di un aggravio di alcune situazioni. L’occupazione pisana invece rimane sostanzialmente stabile proprio per il cordone di protezione degli ammortizzatori sociali messo in campo.

Dalla commissione è emerso in modo chiaro il timore delle imprese per l’incertezza congiunturale dovuta allinstabilità ed alle guerre, oltre che l’aumento del costo dell’energia che peggiora la competitività dell’export pisano, già gravato sui mercati rispetto agli altri paesi. Il cambio continuo degli scenari e la loro instabilità, inoltre, stanno portando ad affrontare la crisi senza la possibilità di tempi e certezze per predisporre strategie di ricollocazione sui mercati, col rischio ed i timori che comportano affrontare il presente giorno per giorno.

In questo scenario permane la continua, ed al momento inascoltata, richiesta delle imprese sullo sviluppo delle infrastrutture necessarie a collegare Pisa e la costa al centro della Toscana e sulla linea tirrenica, oltre che la consapevolezza dell’importanza di proseguire un rapporto quotidiano di collaborazione e dialogo con le università pisane per avvicinare lavoro e innovazione, formazione ed occupazione. 

Pur consapevole delle difficoltà del momento, e forse proprio per questo, mi chiedo se non sia opportuno anche un rilancio fattivo di tutti i soggetti interessati, dalle istituzioni locali ed universitarie, alle imprese fin’anche al terzo settore, per la promozione di iniziative concrete e fattive volte ad una transizione economica ed energetica che permetta di sperimentare nuove opportunità di trasformazione verso un’economia che fa della sostenibilità un valore aggiunto di mercato. 
L’obiettivo diventerebbe quello di ritagliare per Pisa, nel contesto europeo, un ruolo virtuoso che tenti di rilanciare il tessuto economico pisano secondo un modello di emancipazione dalla dipendenza dei combustibili fossili, dall’oscillazione dei prezzi speculativi e dalla loro collocazione, attraverso la produzione e l’autoconsumo di energia rinnovabile. 

Lintuizione di stringere un patto territoriale largo sulla sostenibilità qualche anno fa ci fu, e partì a Pisa proprio dagli industriali pisani, co-promuovendo la rete territoriale di ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) con l’obiettivo di fare sistema tra istituzioni, imprese e terzo settore per la progressione negli obiettivi dell’agenda 2030 dell’Onu, anche alla luce della strada tracciata dall’Ue in tema di transizione economica ed energetica. 
Oggi il lavoro di alcune imprese si concentra su bilanci di sostenibilità, certificazioni per la parità di genere e sulla prossima introduzione relativa alla trasparenza retributiva. 

Sebbene la congiuntura non aiuti e l’Europa dopo la strada tracciata inizi a sussultare, e forse proprio per questo, credo che il tempo sia maturo per spingere su trasformazione e riconversione energetica. 
Chissà che Pisa con i suoi saperi e competenze, creatività e potenziale relazionale, non possa arrestare per il nostro territorio un arretramento ed invertire culturalmente la rotta. 

Anche il Comune di Pisa deve fare la propria parte. A partire dal condividere il confronto sull’utilizzo dei primi 9 milioni di euro di fondi ministeriali che arriveranno in città e destinati alla mobilità, per rimediare all’infrazione sulla qualità dell’aria in città che da decreto risulta scadente. 

Sarebbe un primo grande banco di prova, quale opportunità collettiva di investimento per il sistema pisano per mettere a sistema, connettere e riunire allo stesso tavoli fare, saperi e prossimità.
Abbiamo bisogno di lungimiranza.

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Le Piazze non devono mai trasformarsi in luoghi di violenza ma restare spazi di incontro, partecipazione e confronto democratico.

Pisa è una città contro la violenza e non è accettabile alcun atto violento da parte di chiunque, senza alcuna distinzione politica.
La violenza non è mai giustificata, in nessuna forma e da nessuna parte.
Né ora né mai.

Siamo fortemente antifascisti e crediamo che i diritti non debbano mai essere sottomessi alla regola della forza, ma difesi attraverso strumenti democratici e pacifici, come quelli previsti dalla nostra Costituzione antifascista.

La Città delle Persone - Pisa
Partito Democratico
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4 days ago

TEATRO VERDI: SULLA FORMAZIONE SERVE UN CAMBIO DI ROTTA

I gruppi consiliari La Città delle Persone - Pisa e Diritti in Comune: Una città in Comune Rifondazione Comunista commentano con preoccupazione i dati ricevuti tramite accesso agli atti sulla Fondazione Teatro di Pisa e la Commissione Terza che si è svolta nella giornata di mercoledì .

“Il segnale più evidente è il tracollo della partecipazione ai corsi di formazione dopo l’allontanamento improvviso delle attività dal Teatro: si passa dai 263 iscritti del 2022/23 e 285 del 2023/24 a 136 nel 2024/25”, dichiarano le consigliere Emilia Lacroce (La città delle persone) e Giulia Contini (Diritti in Comune)

“Lo avevamo già previsto e denunciato con un question time prima che tutto ciò accadesse: spostare i corsi fuori dal Verdi, senza preparazione e senza un piano, ha indebolito l’esperienza educativa e ha negato il valore dell’apprendimento a contatto con il palco e l’ambiente teatrale. È mancata lungimiranza, e la responsabilità politica di quella scelta ricade su chi l’ha fortemente voluta”.

“Non è solo un tema di numeri: è il segno di una gestione che non valorizza il Teatro come patrimonio comune e come presidio culturale della città” proseguono. Altro dato critico riguarda i progetti nelle scuole, con gli alunni coinvolti in Opera Lab EDU che calano da 2.140 a 1.582.

“E quest’anno, per le famiglie, non c’è stato neppure un titolo ‘family and kids’: una mancanza grave per un teatro pubblico che dovrebbe allargare il pubblico, non restringerlo”, concludono.

“Chiediamo un cambio di rotta: formazione diffusa ma radicata nel Teatro, programmazione per bambini e famiglie, e una visione che rimetta al centro l’accessibilità culturale, ma, soprattutto, ribadiamo con forza che è inammissibile una gestione del teatro che non metta al centro in primis i diritti di chi nel teatro ci lavora".

Questo aspetto infatti è stato al centro delle rivendicazioni dei due gruppi consiliari che, proprio per monitorare eventuali cambiamenti sul punto, hanno insistito per un aggiornamento a stretto giro dell'argomento ieri discusso.TEATRO VERDI: SULLA FORMAZIONE SERVE UN CAMBIO DI ROTTA

I gruppi consiliari La città delle persone e Diritti in Comune: Una città in Comune Rifondazione Comunista commentano con preoccupazione i dati ricevuti tramite accesso agli atti sulla Fondazione Teatro di Pisa e la Commissione Terza che si è svolta nella giornata di mercoledì . “Il segnale più evidente è il tracollo della partecipazione ai corsi di formazione dopo l’allontanamento improvviso delle attività dal Teatro: si passa dai 263 iscritti del 2022/23 e 285 del 2023/24 a 136 nel 2024/25”, dichiarano le consigliere Emilia Lacroce (La città delle persone) e Giulia Contini (Diritti in Comune) “Lo avevamo già previsto e denunciato con un question time prima che tutto ciò accadesse: spostare i corsi fuori dal Verdi, senza preparazione e senza un piano, ha indebolito l’esperienza educativa e ha negato il valore dell’apprendimento a contatto con il palco e l’ambiente teatrale. È mancata lungimiranza, e la responsabilità politica di quella scelta ricade su chi l’ha fortemente voluta”.
“Non è solo un tema di numeri: è il segno di una gestione che non valorizza il Teatro come patrimonio comune e come presidio culturale della città” proseguono. Altro dato critico riguarda i progetti nelle scuole, con gli alunni coinvolti in Opera Lab EDU che calano da 2.140 a 1.582. “E quest’anno, per le famiglie, non c’è stato neppure un titolo ‘family and kids’: una mancanza grave per un teatro pubblico che dovrebbe allargare il pubblico, non restringerlo”, concludono. “Chiediamo un cambio di rotta: formazione diffusa ma radicata nel Teatro, programmazione per bambini e famiglie, e una visione che rimetta al centro l’accessibilità culturale, ma, soprattutto, ribadiamo con forza che è inammissibile una gestione del teatro che non metta al centro in primis i diritti di chi nel teatro ci lavora". Questo aspetto infatti è stato al centro delle rivendicazioni dei due gruppi consiliari che, proprio per monitorare eventuali cambiamenti sul punto, hanno insistito per un aggiornamento a stretto giro dell'argomento ieri discusso.
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TEATRO VERDI: SULLA FORMAZIONE SERVE UN CAMBIO DI ROTTA

I gruppi consiliari La Città delle Persone - Pisa   e Diritti in Comune: Una città in Comune Rifondazione Comunista commentano con preoccupazione i dati ricevuti tramite accesso agli atti sulla Fondazione Teatro di Pisa e la Commissione Terza che si è svolta nella giornata di mercoledì . 

“Il segnale più evidente è il tracollo della partecipazione ai corsi di formazione dopo l’allontanamento improvviso delle attività dal Teatro: si passa dai 263 iscritti del 2022/23 e 285 del 2023/24 a 136 nel 2024/25”, dichiarano le consigliere Emilia  Lacroce (La città delle persone) e Giulia Contini (Diritti in Comune) 

“Lo avevamo già previsto e denunciato con un question time prima che tutto ciò accadesse: spostare i corsi fuori dal Verdi, senza preparazione e senza un piano, ha indebolito l’esperienza educativa e ha negato il valore dell’apprendimento a contatto con il palco e l’ambiente teatrale. È mancata lungimiranza, e la responsabilità politica di quella scelta ricade su chi l’ha fortemente voluta”. 

“Non è solo un tema di numeri: è il segno di una gestione che non valorizza il Teatro come patrimonio comune e come presidio culturale della città” proseguono. Altro dato critico riguarda i progetti nelle scuole, con gli alunni coinvolti in Opera Lab EDU che calano da 2.140 a 1.582. 

“E quest’anno, per le famiglie, non c’è stato neppure un titolo ‘family and kids’: una mancanza grave per un teatro pubblico che dovrebbe allargare il pubblico, non restringerlo”, concludono. 

“Chiediamo un cambio di rotta: formazione diffusa ma radicata nel Teatro, programmazione per bambini e famiglie, e una visione che rimetta al centro l’accessibilità culturale, ma, soprattutto, ribadiamo con forza che è  inammissibile una gestione del teatro che non metta al centro in primis i diritti di chi nel teatro ci lavora.

 Questo aspetto infatti è stato al centro delle rivendicazioni dei due gruppi consiliari che, proprio per monitorare eventuali cambiamenti sul punto, hanno insistito per un aggiornamento a stretto giro dellargomento ieri discusso.
5 days ago

In apertura del Consiglio Comunale la nostra comunicazione su:
" REFERENDUM COSTITUZIONALE:
VINCE IL NO TRAINATO DAI GIOVANI.
A PISA UN RISULTATO NETTO.

Partiamo da qui, senza giri di parole.
A Pisa abbiamo assistito a un risultato eclatante, per due motivi: l’affluenza e l’esito del voto.
Il 70,32% dei cittadini alle urne è un dato straordinario, ben oltre la media nazionale già in ascesa. E il No oltre il 64% è un messaggio politico chiaro, forte, inequivocabile.

C’erano timori, anche diffusi, che un’alta partecipazione potesse favorire il “Sì”, percezione che ho sempre rigettato perché ritengo che ogni voto in più vada sempre accolto con entusiasmo indipendentemente dalla collocazione.
Alla fine nemmeno è andata così, come molti avevano previsto.
Ed a conferma, questo è forse il dato più significativo: quando le persone partecipano, la democrazia si rafforza.
La Costituzione che secondo lo spirito costituente più autentico non si cambia a colpi di maggioranza, è stata protetta col voto. Ed è una delle cose più belle che possano accadere in una democrazia.

Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.

Perché questo risultato, anche a Pisa, apre una riflessione politica interessante.
Mentre il Sindaco e tutte le forze di centrodestra erano schierate in prima linea per il “Sì”, la città ha scelto altro, mostrando uno scollamento evidente di cui non si può far finta di niente.

Tra i tanti messaggi di questo voto ce n'è però uno in particolare che voglio porre all'attenzione dell'aula.
E riguarda i giovani.

Per troppo tempo si è ripetuto che “i giovani non partecipano”.
Questo referendum é una ulteriore riprova di quanto non sia vero.
I giovani partecipano eccome.
Solo che non lo fanno sempre nei modi tradizionali.

Lo abbiamo visto nei mesi scorsi, con le mobilitazioni, le piazze, le iniziative diffuse su temi ambientali, per la pace, contro il genocidio e le guerre, a difesa della dignità umana.

E lo vediamo oggi con questo voto: su questioni fondamentali, come la Costituzione, i giovani ci sono e si sono fatti sentire.
A livello nazionale sono stati proprio loro, insieme ai nuovi elettori, a spingere il “No”.
Non abbiamo al momento dati specifici sui giovani pisani, ma sono certo che Pisa, città universitaria, sia lo specchio di questa realtà.

Il punto quindi non è l'assenza dei giovani, ma che la politica tradizionale ed i partiti spesso non sono capaci di intercettare le loro forme di partecipazione.

E allora il messaggio di questo referendum è ancora più chiaro: la voglia di partecipare sottotraccia esiste ed è forte,
ma cambia forma, linguaggi e spazi, e chiede di essere riconosciuta, non giudicata con categorie vecchie.

Anche a livello nazionale il voto ha avuto conseguenze immediate, con tensioni nella maggioranza e dimissioni significative tra esponenti di governo. Segno che quello uscito dalle urne è un segnale forte.

Ed è proprio qui che sta il punto politico.
La politica deve smettere di guardarsi l’ombelico, ma con umiltà mettersi in discussione aprendo spazi di partecipazione reale. Un compito di tutte e di tutti, in primis di chi con l'azione di governo nazionale e della città ha la possibilità concreta di favorire ed agevolare lo spontaneo e libero attivismo di cittadinanza.

Un richiamo a difendere la Costituzione, certo.
Ma anche a ricostruire un rapporto più autentico con la società, a partire proprio dalle nuove generazioni.

Pisa ed il paese hanno dato un segnale forte.
Un segnale di partecipazione, di consapevolezza, di difesa dei valori costituzionali.
E i giovani hanno dimostrato di esserci in modo decisivo.

Sta alla politica capirlo.
E, finalmente, mettersi in ascolto"

La Città delle Persone - Pisa
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In apertura del Consiglio Comunale la nostra comunicazione su: 
 REFERENDUM COSTITUZIONALE: 
VINCE IL NO TRAINATO DAI GIOVANI. 
A PISA UN RISULTATO NETTO.

Partiamo da qui, senza giri di parole.
A Pisa abbiamo assistito a un risultato eclatante, per due motivi: l’affluenza e l’esito del voto.
Il 70,32% dei cittadini alle urne è un dato straordinario, ben oltre la media nazionale già in ascesa. E il No oltre il 64% è un messaggio politico chiaro, forte, inequivocabile.

C’erano timori, anche diffusi, che un’alta partecipazione potesse favorire il “Sì”, percezione che ho sempre rigettato perché ritengo che ogni voto in più vada sempre accolto con entusiasmo indipendentemente dalla  collocazione.
Alla fine nemmeno è andata così, come molti avevano previsto. 
Ed a conferma, questo è forse il dato più significativo: quando le persone partecipano, la democrazia si rafforza.
La Costituzione che secondo  lo spirito costituente più autentico non si cambia a colpi di maggioranza, è stata protetta col voto. Ed è una delle cose più belle che possano accadere in una democrazia.

Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.

Perché questo risultato, anche a Pisa, apre una riflessione politica interessante. 
Mentre il Sindaco e tutte le forze di centrodestra erano schierate in prima linea per il “Sì”, la città ha scelto altro, mostrando uno scollamento evidente di cui non si può far finta di niente.

Tra i tanti messaggi di questo voto ce nè però uno in particolare che voglio porre allattenzione dellaula. 
E riguarda i giovani.

Per troppo tempo si è ripetuto che “i giovani non partecipano”.
Questo referendum é una ulteriore riprova di quanto non sia vero.
I giovani partecipano eccome.
Solo che non lo fanno sempre nei modi tradizionali.

Lo abbiamo visto nei mesi scorsi, con le mobilitazioni, le piazze, le iniziative diffuse su temi ambientali, per la pace, contro il genocidio e le guerre, a difesa della dignità umana. 

E lo vediamo oggi con questo voto: su questioni fondamentali, come la Costituzione, i giovani ci sono e si sono fatti sentire.
A livello nazionale sono stati proprio loro, insieme ai nuovi elettori, a spingere il “No”. 
Non abbiamo al momento dati specifici sui giovani pisani, ma sono certo che Pisa, città universitaria, sia lo specchio di questa realtà.

Il punto quindi non è lassenza dei giovani, ma che la politica tradizionale ed i partiti spesso non sono capaci di intercettare le loro forme di partecipazione.

E allora il messaggio di questo referendum è ancora più chiaro: la voglia di partecipare sottotraccia esiste ed è forte, 
ma cambia forma, linguaggi e spazi, e chiede di essere riconosciuta, non giudicata con categorie vecchie.

Anche a livello nazionale il voto ha avuto conseguenze immediate, con tensioni nella maggioranza e dimissioni significative tra esponenti di governo. Segno che quello uscito dalle urne è un segnale forte.

Ed è proprio qui che sta il punto politico.
La politica deve smettere di guardarsi l’ombelico, ma con umiltà mettersi in discussione aprendo spazi di partecipazione reale. Un compito di tutte e di tutti, in primis di chi con lazione di governo nazionale e della città ha la possibilità concreta di favorire ed agevolare lo spontaneo e libero attivismo di cittadinanza. 

Un richiamo a difendere la Costituzione, certo.
Ma anche a ricostruire un rapporto più autentico con la società, a partire proprio dalle nuove generazioni.

Pisa ed il paese hanno dato un segnale forte.
Un segnale di partecipazione, di consapevolezza, di difesa dei valori costituzionali.
E i giovani hanno dimostrato di esserci in modo decisivo.

Sta alla politica capirlo. 
E, finalmente, mettersi in ascolto

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