Insieme, per cambiare Pisa

Il 28 e 29 maggio a Pisa c’è il ballottaggio per scegliere il nuovo sindaco: noi sosteniamo Paolo Martinelli.

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8 hours ago

PORTO DI MARINA, PROCEDURA CONCORSUALE E ACQUISTO POSTI BARCA INVENDUTI.
La Città delle Persone - Pisa: "SI APRA UN CONFRONTO TRASPARENTE SUL FUTURO SVILUPPO"

Il porto di Marina di Pisa è un’infrastruttura strategica per il litorale e per tutta la città. Non sta a noi esprimere giudizi su una procedura concorsuale in corso né alimentare sospetti, ma proprio per il suo evidente interesse pubblico chiediamo la massima trasparenza.

La questione non può ridursi al passaggio di proprietà dei posti barca: serve conoscere il progetto industriale, la sua solidità, gli investimenti previsti e le ricadute su lavoro, economia, ambiente, manutenzione e qualità dell’offerta turistica. Il futuro del porto riguarda la comunità e non può essere deciso solo all’interno di una procedura finanziaria.

Per questo riteniamo che, una volta definito il percorso, il Sindaco debba farsi garante della promozione di un confronto pubblico tra le istituzioni, le categorie economiche, i lavoratori e i cittadini. Pur nel pieno rispetto dell’autonomia della procedura concorsuale, e pur non avendo il Comune alcun ruolo diretto nella stessa, il porto insiste su un’area demaniale concessa che rappresenta un patrimonio di tutta la collettività. È quindi dovere delle istituzioni favorire un momento di condivisione sul suo futuro.

Trasparenza, partecipazione e dialogo istituzionale sono condizioni essenziali per costruire fiducia e uno sviluppo che sia realmente nell’interesse del territorio.

Emilia Lacroce - Consigliera comunale Pisa
Paolo Martinelli
Carlo Modica - Consigliere Comunale
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PORTO DI MARINA, PROCEDURA CONCORSUALE E ACQUISTO POSTI BARCA INVENDUTI. 
La Città delle Persone - Pisa: SI APRA UN CONFRONTO TRASPARENTE SUL FUTURO SVILUPPO 

Il porto di Marina di Pisa è un’infrastruttura strategica per il litorale e per tutta la città. Non sta a noi esprimere giudizi su una procedura concorsuale in corso né alimentare sospetti, ma proprio per il suo evidente interesse pubblico chiediamo la massima trasparenza.

La questione non può ridursi al passaggio di proprietà dei posti barca: serve conoscere il progetto industriale, la sua solidità, gli investimenti previsti e le ricadute su lavoro, economia, ambiente, manutenzione e qualità dell’offerta turistica. Il futuro del porto riguarda la comunità e non può essere deciso solo all’interno di una procedura finanziaria.

Per questo riteniamo che, una volta definito il percorso, il Sindaco debba farsi garante della promozione di un confronto pubblico tra le istituzioni, le categorie economiche, i lavoratori e i cittadini. Pur nel pieno rispetto dell’autonomia della procedura concorsuale, e pur non avendo il Comune alcun ruolo diretto nella stessa, il porto insiste su un’area demaniale concessa che rappresenta un patrimonio di tutta la collettività. È quindi dovere delle istituzioni favorire un momento di condivisione sul suo futuro.

Trasparenza, partecipazione e dialogo istituzionale sono condizioni essenziali per costruire fiducia e uno sviluppo che sia realmente nell’interesse del territorio.

Emilia Lacroce - Consigliera comunale Pisa 
Paolo Martinelli 
Carlo Modica - Consigliere Comunale

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TRASPORTO SOCIALE PERSONE FRAGILI Emilia Lacroce - Consigliera comunale Pisa: "SERVIZIO ESSENZIALE DA GARANTIRE DOPO LO SCIOGLIMENTO SdS. DA BONANNO RISPOSTA INADEGUATA"

Emilia Lacroce, consigliera comunale de La città delle Persone, ha presentato un question time sul futuro del trasporto sociale per le persone fragili, alla luce dello scioglimento della Società della Salute Zona Pisana e della delibera con cui la Giunta ha avviato il percorso di coprogettazione.

“Abbiamo chiesto una cosa semplice: con quali risorse, con quali standard e con quale quadro economico il Comune di Pisa intenda garantire un servizio essenziale, evitando che ci siano disuguaglianze tra aree diverse del territorio”, dichiara Lacroce.

Il trasporto sociale riguarda persone con disabilità, anziani e cittadini fragili: "Questo tipo di trasporti rappresenta una condizione concreta di mobilità, inclusione e dignità”.

Nel question time, La città delle Persone ha ricordato che la stessa delibera comunale riconosce una fase di superamento e ridefinizione dopo lo scioglimento della SdS e rinvia a successivi atti alcuni nodi cruciali come fabbisogni, risorse, ripartizione della spesa e standard minimi.

“È esattamente ciò che denunciamo da tempo: l’uscita dalla Società della Salute ha prodotto frammentazione e ora l’amministrazione è costretta a rincorrere soluzioni burocratiche, chiedendo alla Provincia un coordinamento che prima era già dentro una dimensione sociosanitaria d’ambito garantita dalla Società”.

Lacroce critica duramente la risposta dell’assessora Bonanno: “Invece di assumersi la responsabilità di ciò che il Comune può e deve fare e di una pianificazione che non è stata fatta per tempo, ha scelto un tono sprezzante e accusatorio, come se chiedere garanzie per le persone fragili fosse una colpa. Ma chi amministra deve rispondere nel merito, non scaricare responsabilità o liquidare le preoccupazioni dell’opposizione”.

Conclude: “Continueremo a chiedere numeri, impegni e standard chiari: il trasporto sociale non può diventare vittima della propaganda contro la SdS”.
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TRASPORTO SOCIALE PERSONE FRAGILI Emilia Lacroce - Consigliera comunale Pisa: SERVIZIO ESSENZIALE DA GARANTIRE DOPO LO SCIOGLIMENTO SdS. DA BONANNO RISPOSTA INADEGUATA

Emilia Lacroce, consigliera comunale de La città delle Persone, ha presentato un question time sul futuro del trasporto sociale per le persone fragili, alla luce dello scioglimento della Società della Salute Zona Pisana e della delibera con cui la Giunta ha avviato il percorso di coprogettazione. 

“Abbiamo chiesto una cosa semplice: con quali risorse, con quali standard e con quale quadro economico il Comune di Pisa intenda garantire un servizio essenziale, evitando che ci siano disuguaglianze tra aree diverse del territorio”, dichiara Lacroce. 

Il trasporto sociale riguarda persone con disabilità, anziani e cittadini fragili: Questo tipo di trasporti rappresenta una condizione concreta di mobilità, inclusione e dignità”. 

Nel question time, La città delle Persone ha ricordato che la stessa delibera comunale riconosce una fase di superamento e ridefinizione dopo lo scioglimento della SdS e rinvia a successivi atti alcuni nodi cruciali come fabbisogni, risorse, ripartizione della spesa e standard minimi. 

“È esattamente ciò che denunciamo da tempo: l’uscita dalla Società della Salute ha prodotto frammentazione e ora l’amministrazione è costretta a rincorrere soluzioni burocratiche, chiedendo alla Provincia un coordinamento che prima era già dentro una dimensione sociosanitaria d’ambito garantita dalla Società”.  

Lacroce critica duramente la risposta dell’assessora Bonanno: “Invece di assumersi la responsabilità di ciò che il Comune può e deve fare e di una pianificazione che non è stata fatta per tempo, ha scelto un tono sprezzante e accusatorio, come se chiedere garanzie per le persone fragili fosse una colpa. Ma chi amministra deve rispondere nel merito, non scaricare responsabilità o liquidare le preoccupazioni dell’opposizione”. 

Conclude: “Continueremo a chiedere numeri, impegni e standard chiari: il trasporto sociale non può diventare vittima della propaganda contro la SdS”.

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DATI CARITAS: CRESCE LA POVERTÀ’ DI RITORNO.
La Città delle Persone - Pisa: “QUANDO LA POLITICA VIVE DI ALCHIMIE PROPRIE, I PRIMI A PAGARNE IL PREZZO SONO I PIÙ FRAGILI”

C’è un’amarezza nell’aria che rende ancora più difficile sopportare questo caldo asfissiante di luglio, nuova frontiera del divario delle nuove povertà.

Nel leggere i dati del nuovo rapporto povertà di Caritas Pisa si prova davvero amarezza nel constatare una certificazione scritta ed incontestabile dei dati, proprio perché segnata dalle ferite delle persone, che quando la politica vive di leggi proprie ed alchimie facendo scelte irrazionali ed illogiche senza preparare modelli organizzativi ed alternative concrete di risposte ai bisogni, chi ne paga le conseguenze sono le persone e prima di tutto quelle più fragili.

Al di là di ogni sofismo e muro di gomma contro cui in questi anni ci siamo imbattuti quando chiedevamo conto della scellerata ed irrazionale decisione dell’amministrazione Conti di uscire da una stanca ma riformabile Società della Salute lasciando fallire l’esperienza associata della gestione dei servizi sociosanitari e socio assistenziali, ma soprattutto chiedendo quale fosse il modello comunale di servizi proclamato a parole che la giunta Conti aveva in mente (di cui oggi ad un anno di distanza dallo scioglimento non ne esiste ancora traccia), rimangono i dati certi di chi ogni giorno chiede aiuto.
Persone fragili, rimaste disorientate da un sistema di servizi pubblici segnato da vecchie carenze di organico di assistenti sociali ed incapace di garantire chiarezza di prospettive, affiancato da un isolato proliferare di bonus comunali una tantum a calmierare che disperdono risorse e non incidono realmente su ciò che covava sotto la cenere…

Oggi Caritas racconta alla città che i poveri ancora di più si rivolgono ai centri di ascolto, cosa che probabilmente sta accadendo per tutte le altre realtà che volontariamente per dovere morale, impegno civile o ispirazione religiosa, tengono in piedi quotidianamente il welfare cittadino.

La denuncia è quella di un’apparentemente anomala “Povertà di ritorno”, dimostrata da numeri mai conosciuti prima, in un anno non segnato da particolari emergenze o apertura di nuovi servizi che avrebbero potuto attrarre nuove persone.

Aumentano gli utenti (2199, i più alti di sempre, +20,2% dal 2024, +53% dal 2020 anno covid) e le famiglie coinvolte (4591 persone di cui 2146 figli tra cui 1519 minori ed altri 246 altri parenti tra coniugi, genitori); boom di utenti in più (369) di cui solo pochi non erano mai stati incontrati e moltissimi presentatisi oltre i 5 anni prima e mai più visti; aumenta la frequenza degli accessi (12 volte in media) e la dipendenza dai servizi Caritas (25699, anziché 8418 del 2024) sintomo che non trovano nel pubblico risposte stabili; aumentano i working poor (453, ossia +36% rispetto al 2024) sintomo che il lavoro, caratterizzato sempre più da precarietà e bassi salari, é solo una delle risposte necessarie di contrasto alle povertà, sempre più multidimensionali e determinate da fattori complessi; si consolida la povertà minorile (1 su 3 degli assistiti); si aggrava la condizione e la marginalità abitativa, con carenza di assegnazione alloggi erp rispetto al bisogno, a fronte di un mercato che insegue sempre più posizioni di rendita con locazioni brevi a scapito di canoni lunghi e magari concordati.

Non serviva essere profeti per prevedere che indebolire fino a distruggere il sistema associato dei servizi ed isolarsi, senza per altro aver preparato per tempo un’alternativa, avrebbe generato un disorientamento generale in chi lavora per assistere e promuovere e di conseguenza delle persone che di quel sistema dei servizi pubblici ne sono i diretti beneficiari.

Il rapporto Caritas non fa altro che certificare coi numeri, come indicatori della carne viva dei più fragili (ciascuno una persona, un volto, una storia), il fallimento di una politica “piccola” che si autoconvince delle proprie logiche di “piccolo” potere raccontandosi una realtà che non esiste al punto che pur di non ricredersi fa pagare in modo cinico ai più fragili il prezzo di scelte scellerate che non hanno fondamento razionale, perché non basate sui dati di realtà e sull’ascolto di chi ogni giorno si sporca le mani con gli ultimi.

A fronte di ogni atto o richiesta pubblica che in questi anni abbiamo fatto rispetto alla volontà della Giunta di superamento verso un nuovo modello di organizzazione dei servizi proclamato, ci siamo imbattuti senza ottenere alcuna risposta di merito nel vuoto slogan “non lasceremo indietro nessuno” ripetuto come un triste copione dall’assessora Bonanno e dal Sindaco Conti e da una maggioranza che in modo fideistico, senza mai porsi un dubbio razionale o di coscienza, ci lascia oggi con le macerie di un sistema organizzativo minato nelle fondamenta, senza un’alternativa chiara di prospettiva e con una stanca proroga in atto per la quale siamo già fuori tempo massimo.
Slogan vuoti che stridono e si contraddicono con i dati usciti ieri.

Sul fronte abitativo e del diritto di accesso alla casa purtroppo le prospettive che l’amministrazione sta predisponendo non sono per niente rosee nonostante lo sforzo sulle case di risulta erp. Non solo si è in ritardo di oltre un anno rispetto al percorso di analisi per ipotizzare una regolamentazione del mercato degli affitti brevi che chiediamo da inizio consiliatura, ma negli ultimi mesi abbiamo assistito a tentativi di sminuirne gli effetti smentendone anche qui la realtà, fino ad arrivare all’adozione di un Piano Operativo Comunale che, inseguendo il mercato anziché tentare di orientarlo attraverso la pianificazione urbanistica, apre ancora più le porte a previsioni di recupero che facilitano la concentrazione della proprietà verso grandi investitori privati per uno sviluppo del turistico ricettivo e di studentati hotel senza adeguate tutele per la residenzialita’.

Inviteremo Caritas in audizione per presentare il report nella commissione competente. E’ tempo della responsabilità e che le alchimie politiche si confrontino con le reali fragilità delle persone, se si vuole evitare di "offrire come dono di carità ciò che è dovuto per giustizia".
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DATI CARITAS: CRESCE LA POVERTÀ’ DI RITORNO.
La Città delle Persone - Pisa: “QUANDO LA POLITICA VIVE DI ALCHIMIE PROPRIE, I PRIMI A PAGARNE IL PREZZO SONO I PIÙ FRAGILI”

 C’è un’amarezza nell’aria che rende ancora più difficile sopportare questo caldo asfissiante di luglio, nuova frontiera del divario delle nuove povertà. 

 Nel leggere i dati del nuovo rapporto povertà di Caritas Pisa si prova davvero amarezza nel constatare una certificazione scritta ed incontestabile dei dati, proprio perché segnata dalle ferite delle persone, che quando la politica vive di leggi proprie ed alchimie facendo scelte irrazionali ed illogiche senza preparare modelli organizzativi ed alternative concrete di risposte ai bisogni, chi ne paga le conseguenze sono le persone e prima di tutto quelle più fragili. 

 Al di là di ogni sofismo e muro di gomma contro cui in questi anni ci siamo imbattuti quando chiedevamo conto della scellerata ed irrazionale decisione dell’amministrazione Conti di uscire da una stanca ma riformabile Società della Salute lasciando fallire l’esperienza associata della gestione dei servizi sociosanitari e socio assistenziali, ma soprattutto chiedendo quale fosse il modello comunale di servizi proclamato a parole che la giunta Conti aveva in mente (di cui oggi ad un anno di distanza dallo scioglimento non ne esiste ancora traccia), rimangono i dati certi di chi ogni giorno chiede aiuto. 
Persone fragili, rimaste disorientate da un sistema di servizi pubblici segnato da vecchie carenze di organico di assistenti sociali ed incapace di garantire chiarezza di prospettive, affiancato da un isolato proliferare di bonus comunali una tantum a calmierare che disperdono risorse e non incidono realmente su ciò che covava sotto la cenere… 

 Oggi Caritas racconta alla città che i poveri ancora di più si rivolgono ai centri di ascolto, cosa che probabilmente sta accadendo per tutte le altre realtà che volontariamente per dovere morale, impegno civile o ispirazione religiosa, tengono in piedi quotidianamente il welfare cittadino. 

 La denuncia è quella di un’apparentemente anomala “Povertà di ritorno”, dimostrata da numeri mai conosciuti prima, in un anno non segnato da particolari emergenze o apertura di nuovi servizi che avrebbero potuto attrarre nuove persone.

 Aumentano gli utenti (2199, i più alti di sempre, +20,2% dal 2024, +53% dal 2020 anno covid) e le famiglie coinvolte (4591 persone di cui 2146 figli tra cui 1519 minori ed altri 246 altri parenti tra coniugi, genitori); boom di utenti in più (369) di cui solo pochi non erano mai stati incontrati e moltissimi presentatisi oltre i 5 anni prima e mai più visti; aumenta la frequenza degli accessi (12 volte in media) e la dipendenza dai servizi Caritas (25699, anziché 8418 del 2024) sintomo che non trovano nel pubblico risposte stabili; aumentano i working poor (453, ossia +36% rispetto al 2024) sintomo che il lavoro, caratterizzato sempre più da precarietà e bassi salari, é solo una delle risposte necessarie di contrasto alle povertà, sempre più multidimensionali e determinate da fattori complessi; si consolida la povertà minorile (1 su 3 degli assistiti); si aggrava la condizione e la marginalità abitativa, con carenza di assegnazione alloggi erp rispetto al bisogno, a fronte di un mercato che insegue sempre più posizioni di rendita con locazioni brevi a scapito di canoni lunghi e magari concordati.

 Non serviva essere profeti per prevedere che indebolire fino a distruggere il sistema associato dei servizi ed isolarsi, senza per altro aver preparato per tempo un’alternativa, avrebbe generato un disorientamento generale in chi lavora per assistere e promuovere e di conseguenza delle persone che di quel sistema dei servizi pubblici ne sono i diretti beneficiari.

 Il rapporto Caritas non fa altro che certificare coi numeri, come indicatori della carne viva dei più fragili (ciascuno una persona, un volto, una storia), il fallimento di una politica “piccola” che si autoconvince delle proprie logiche di “piccolo” potere raccontandosi una realtà che non esiste al punto che pur di non ricredersi fa pagare in modo cinico ai più fragili il prezzo di scelte scellerate che non hanno fondamento razionale, perché non basate sui dati di realtà e sull’ascolto di chi ogni giorno si sporca le mani con gli ultimi.

 A fronte di ogni atto o richiesta pubblica che in questi anni abbiamo fatto rispetto alla volontà della Giunta di superamento verso un nuovo modello di organizzazione dei servizi proclamato, ci siamo imbattuti senza ottenere alcuna risposta di merito nel vuoto slogan “non lasceremo indietro nessuno” ripetuto come un triste copione dall’assessora Bonanno e dal Sindaco Conti e da una maggioranza che in modo fideistico, senza mai porsi un dubbio razionale o di coscienza, ci lascia oggi con le macerie di un sistema organizzativo minato nelle fondamenta, senza un’alternativa chiara di prospettiva e con una stanca proroga in atto per la quale siamo già fuori tempo massimo. 
Slogan vuoti che stridono e si contraddicono con i dati usciti ieri. 

 Sul fronte abitativo e del diritto di accesso alla casa purtroppo le prospettive che l’amministrazione sta predisponendo non sono per niente rosee nonostante lo sforzo sulle case di risulta erp. Non solo si è in ritardo di oltre un anno rispetto al percorso di analisi per ipotizzare una regolamentazione del mercato degli affitti brevi che chiediamo da inizio consiliatura, ma negli ultimi mesi abbiamo assistito a tentativi di sminuirne gli effetti smentendone anche qui la realtà, fino ad arrivare all’adozione di un Piano Operativo Comunale che, inseguendo il mercato anziché tentare di orientarlo attraverso la pianificazione urbanistica, apre ancora più le porte a previsioni di recupero che facilitano la concentrazione della proprietà verso grandi investitori privati per uno sviluppo del turistico ricettivo e di studentati hotel senza adeguate tutele per la residenzialita’. 

 Inviteremo Caritas in audizione per presentare il report nella commissione competente. E’ tempo della responsabilità e che le alchimie politiche si confrontino con le reali fragilità delle persone, se si vuole evitare di offrire come dono di carità ciò che è dovuto per giustizia.

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4 days ago

CARCERE DON BOSCO: SITUAZIONE INSOSTENIBILE, CHIEDIAMO INTERVENTO DELLA CONFERENZA ZONALE INTEGRATA DEI SINDACI

La situazione denunciata dalla garante nei giorni scorsi è estremamente difficile e non sostenibile per uno Stato civile e si è ulteriormente aggravata con i nuovi arrivi da Solliciano: sovraffollamento al 156%, 306 detenuti in una struttura da 199 posti, carenze strutturali, condizioni igienico-sanitarie difficili, bagni a vista, docce insufficienti, infestazioni di cimici e personale costretto a lavorare in condizioni disagevoli. Nei giorni scorsi ho potuto costatare con i miei occhi quanto tutto questo sia reale.

A questo si aggiunge il collasso dell’Ufficio di Sorveglianza, con ritardi anche superiori a 200 giorni nell’esame delle istanze e dei permessi premio, rendendo complicata la finalità rieducativa della pena.

Due giorni fa è arrivata l’ennesima notizia tragica: un giovanissimo detenuto si è tolto la vita nel carcere di Lucca, tra i più affollati d’Italia. Non possiamo abituarci a questa strage silenziosa.

Tornando al don Bosco abbiamo chiesto al Sindaco di attivare con urgenza la Conferenza Zonale Integrata dei Sindaci. Il Comune non può voltarsi dall’altra parte. Come garante della salute pubblica, chiediamo al Sindaco che si interessi della questione per interventi territoriali sociosanitari di concerto con l'Asl.

Riteniamo vadano nella giusta direzione le rassicurazioni ricevute dall'assessora Bonanno in Consiglio e, informalmente, in colloquio personale che ho avuto col Sindaco stesso, che si sono impegnati a richiedere relazione attraverso la conferenza zonale integrata sulle condizioni igienico sanitarie, sugli interventi fatti e da fare di disinfestazione e sullo stato di salute dei detenuti, relativamente alle dipendenze ed alle condizioni di salute mentale interne al don Bosco.

Monitoreremo e abbiamo chiesto che, nel rispetto della privacy, tali relazioni vengano rese pubbliche.

C'è un lavoro fondamentale della direzione del carcere, della polizia penitenziaria, del personale civile educativo, volontariato carcerario e cappellania che tengono in piedi un equilibrio h. 24 sempre più precario, una situazione in condizioni di carenze strutturali e di organico non più sostenibili.
Vanno sostenuti senza esitazione con tutti gli strumenti possibili e non possono essere lasciati soli, per restituire dignità alle persone.
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5 days ago

DOCUMENTI COL CONTAGOCCE,
LA NOSTRA DENUCIA IN CONSIGLIO!

I consiglieri comunali hanno il diritto e il dovere di controllare l'azione amministrativa e di fare proposte. Per farlo, ricevere gli atti richiesti e nei tempi previsti dalla legge non è una concessione, ma un diritto democratico fondamentale.

Purtroppo, da tempo siamo costretti a lottare per ottenere ciò che ci spetta per legge, dovendo spesso interpellare la Segretaria Comunale ed in alcuni casi persino la Prefetta.

Sempre più spesso i documenti integrativi arrivano in ritardo, a volte non arrivano. Negli ultimi tempi in alcuni casi ci sono stati consegnati addirittura a discussione già aperta, rendendo impossibile lo studio per preparare proposte puntuali.

Per questo mercoledì, in apertura di consiglio, abbiamo deciso di denunciare pubblicamente questa prassi illegittima e non più accettabile.

Esigiamo rispetto per il nostro ruolo e per i cittadini che rappresentiamo, evidentemente il nostro serie e fermo lavoro disturba...
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